La gabbianella e il bambino

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L’amore secondo Pastrugno

– Mi sto per sposare.

– Eh, e con chi?

– Con Sara, la mia fidanzata!

– Ah, va bene, ma quando sarete un po’ più grandi immagino.

– No, adesso che siamo bambini è meglio.

– Perché?

– Perché i bambini ci mettono il cuore.

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Al supermercato

– Pastrugno, cosa ci facciamo per pranzo? Ti va prosciutto e melone? Una cosa fresca…
– Mmmmhh, ho un idea, aspetta qui!
– Vabbè…
Torna con in mano una confezione di salsicce.
– Ecco, ci facciamo il riso con le salsicce.
– Con questo caldo? Ma non era meglio una caprese?
– Non ti preoccupare mamma, ci penso io.
– Ok ma ci mettiamo anche lo zafferano.
– Va bene!

E niente.

risotto

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Flash back

Scuola materna, avrò avuto 4 anni. Ricordo un inverno coi geloni ai piedi e me costretta a portare delle orrende ciabatte a calzino (antenate degli antiscivolo) perché le scarpe mi facevano male. Ricordo i girotondi in giardino, la caccia alle lucertole e ai ragnetti rossi e l’allevamento di lumache. I funerali agli uccellini caduti troppo presto dal nido. Raccogliere pinoli d’estate schiacciarli con un sasso e mangiarli sulle scale della scuola. Le ginocchia perennemente sbucciate.
Un fidanzato geloso che non voleva che giocassi con altri bambini.
Il bidello burbero con un occhio solo.
Le volte che la maestra mi ha portata a casa sua perché i miei avevano fatto tardi.
L’odore della mensa.
Mangiare fiori di un albero in primavera.
L’odore del natale… E prima ancora, ricordo la tata del nido che mi cambia il pannolino, mia madre che mi viene a prendere. Mia nonna alla guida della sua 128 che fa l’imitazione di papà al volante e me e mio fratello che ridiamo come matti. Zorro, il primo cane di nonna. Quando andavamo a trovare la mia bisnonna in casa di cura le compravamo il gelato nelle coppette e lo facevamo ammorbidire prima di darglielo. Lei senza vita sul letto con le spalle tanto curve da non riuscire a toccare il cuscino con la testa. Mi chiamava Vivì… Uno zio che viveva in Sud Africa che ci viene a trovare. Un cavalluccio marino trovato a Silvi Marina mentre cercavo di pescare delle vongole. Le partite a “tira in porta” con mio fratello in mezzo al corridoio, e le porte da colpire erano quella di casa e quella dello sgabuzzino. Papà che canta pezzi di Frank Sinatra la domenica mattina.

Oggi mi hanno chiesto se ricordavo qualcosa di quando ero molto piccola… Potrei andare avanti all’infinito.

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Ode alle puntarelle

Ho passato la mattina a pulirle, le ho messe a bagno, come tradizione vuol, in acqua fredda, ghiaccio e limone. Ho preparato un bel trito di aglio e alicette sottoliolio, ho aggiunto sale q.b, olio e aceto (tanto). Le ho scolate bene bene e condite. 

Mi si fa notare che accompagnano bene le costolette  d’abbacchio fritte.

Io l’abbacchio non lo avevo, è ci siamo accontentati di qualche polpettina.

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Era mio nonno

GOLF – Enciclopedia dello Sport di Enrico Campana, Sonia Civitelli

LA STORIA DEL GOLF IN ITALIA:

Prima dell’Acquasanta, unico circolo italiano ad aver compiuto 100 anni, il golf si giocava a Merano, anche se in seguito il campo fece posto all’ippodromo di Maya, famoso per le gare a ostacoli. 

Nel Settecento a Roma il conte di Albany giocava a Villa Borghese e le sfide della comunità britannica si tenevano a Villa Doria Pamphili. Gli inglesi in Italia finirono per creare una

mappa di campi nei luoghi più incantevoli. Nel primo dopoguerra sorsero i primi circoli nelle grandi città: a Milano e Torino, ma anche a Palermo. Il golf italiano era fortemente anglofilo,

esclusivamente stagionale, si giocava nelle località preferite per le vacanze: sui rilievi intorno ai laghi lombardi, nelle Alpi, nella Riviera Ligure, a Venezia e anche a Fiuggi.

La prima gara di cartello fu il Campionato internazionale d’Italia per dilettanti nel 1905. Ma bisogna aspettare ventidue anni per la fondazione della Federazione italiana golf, nata nel 1927 a

Milano per iniziativa privata dei circoli di Stresa, Firenze, Torino, Villa d’Este e Palermo. 

L’anno successivo viene spostata a Roma ed entra a far parte del CONI con 20 circoli. Sul percorso di Roma Eugenio Ruspoli è il primo campione italiano nel 1929.

I professionisti di quel periodo sono tutti britannici, conoscono l’arte della costruzione dei bastoni e della manutenzione del campo. Diversi giocatori italiani hanno imparato il golf studiando

all’estero, nei collegi inglesi o svizzeri. Contemporaneamente, per riuscire a tirare avanti molti ragazzi varcano i cancelli dei primi circoli offrendosi di fare il caddie per poche lire e intanto

imparano l’arte. Diventano professionisti, ma senza avere dietro di sé il mercato e le opportunità di Gran Bretagna e America. Danno lezioni, l’estate insegnano nei golf delle località di villeggiatura, ogni tanto disputano qualche gara, propongono e accettano sfide. 

Quando si offre loro nell’Open la possibilità di giocare con i maestri britannici, in qualche occasione escono vincitori. 

Si chiamano Pietro Manca (che fa esordire due giocatori poi divenuti famosi.

Ugo Grappasonni, vincitore di due Open d’Italia, e Alfonso Angelini), Cesidio Croce, Silo Gori, Tullio Scarso, Aldo Casera, Giovanni Locatelli, Giuseppe Zuppino. 

Nel 1935 il romano Umberto Grelli vince il primo campionato Omnium, ma il conflitto mondiale cancellerà quasi del tutto il golf italiano.

La faticosa ricostruzione comincerà nel 1946 a Rapallo, dove nasce l’Associazione golfistica italiana che tornerà ad avere il titolo e i diritti di federazione affiliata al CONI nel 1959.

Non l’ho mai conosciuto se non dai racconti di mia nonna e di mia madre bambina quando lo ricordava insieme ai fratelli. Ma questo piccolo pezzetto di storia mi rende orgogliosa delle mie origini.

Qualche anno fa con mia cugina siamo andate proprio lì, nei campi da golf all’Acqausanta a prendere qualche lezione. È stato bello ed emozionante pensare che in quei luoghi insegnava nostro nonno, vedere negli occhi delle nostre mamme la commozione di trovarsi di nuovo lì, sentirle ricordare le cose che erano cambiate da allora è quelle rimaste uguali. 

Beh il duo delle “cugine del golf” come ci eravamo autodefinite è durato poco. Ma l’orgoglio per le nostre origini si è fortificato da allora. 

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Se regali lo smartphone a tua madre

Hai ceduto dopo anni di: 

– “Eh, ma voi con Whatsapp vi potete mandare le foto e io niente. E poi neanche le stampate. È mi sento tagliata fuori.

E altre cose del genere.

In due giorni si trasforma in un hacker e te la ritrovi su Facebook, Istagram, Twitter e conosce funzioni che tu manco sapevi esistessero. È sempre la prima a mettere un mi piace e a commentare i tuoi post e condivide tutte le bufale che girano sul web.

Ti rompe ogni tre per due perché non capisce come funziona quella certa cosa che neanche tu sai cos’è ma sei vissuta bene lo stesso ingnorandola.

Poi ti manda una foto su Whatsapp 

E aggiunge:

– “Quanto eri Bella!

E visto che vivete lontane un 500 km circa e non hai traslocato tutte le foto, anzi, per certi versi qui sembra che tu non abbia un passato. Questa foto di bimba sognante tremendamente uguale al Pastrugno ti commuove e pensi che in fondo avere una mamma che sa usare uno smartphone è una gran bella cosa.

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