Camminando

“So che non ti piace camminare, ma guarda che è solo un pregiudizio. Camminare è una guarigione. Un’esperienza di salvezza. Mi devi credere.”

Michele Serra

Che camminare faccia bene alla salute è cosa risaputa, sia fisica che mentale. Camminando liberiamo endorfine, contrastando stress, ansia e depressione.

Io cammino tantissimo. Ogni volta che posso. Vivendo in collina è anche piacevole fare una passeggiata nella natura e godersi il paesaggio con tutte le sue sfumature, in ogni stagione.

Ultimamente, complice anche il lungo periodo di smart working, ho difficoltà a restare in ufficio tante ore senza spezzare con una bella camminata. E allora, nei giorni in cui devo lavorare in presenza, mi organizzo con un pranzo veloce, un audiolibro, auricolari e via, mezz’ora di camminata veloce rigenerante.

Devo dire che le tre ore successive passano meglio dopo.

Tutti i più grandi pensieri sono concepiti mentre si cammina.

Friedrich Nietzsche

Certo, farsi 10 giri nell’enorme parcheggio aziendale, non è uguale a passeggiare in collina, ma bisogna sfruttare quel che si ha a disposizione per ossigenarsi e rilassarsi, stando lontani da pettegolezzi, tensioni e negatività altrui.

Ho letto che bastano trenta minuti al giorno per alleviare le tensioni e allontanare i pensieri negativi e dopo un anno posso dire che è vero. Quando ci sono giornate piovose e fredde come questa, in cui non riesco ad uscire, la differenza la sento.

Devo dire anche che la pratica meditativa quotidiana ne giova se cammino. Non a caso, la meditazione camminata è una vera e propria pratica, un ottimo metodo per disciplinare la mente aumentando il benessere psicofisico, migliorando la capacità di concentrazione, aiutandoci a ritrovare il buonumore ed accrescendo la percezione di noi stessi.

“Basterebbe una passeggiata in mezzo alla natura, fermarsi un momento ad ascoltare, spogliarsi del superfluo e comprendere che non occorre poi molto per vivere bene.”

Mario Rigoni Stern

E voi, in che modo gestite le tensioni e allontanate lo stress?

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Primavera

“Sei tornata ridendo dal mercato, carica
di pane, frutta e un’infinità di fiori. Sui tuoi capelli, vedo,
ha passato le dita il vento.”

Ghiannis Ristos

Nell’ultimo anno, gioco forza, ho iniziato ad apprezzare il fare la spesa nei piccoli negozi del paese. Non ce ne sono molti qui, spesso tra l’andata e il ritorno dall’ufficio mi fermo nei negozi più grandi lungo il tragitto.

Queste ultime settimane però, divisa tra smart working e didattica a distanza, mi trovo molto spesso a scendere a piedi in paese, con il carrellino “da nonna”, e comprare l’essenziale nelle poche botteghe in centro.

Al Pastrugno, piace particolarmente andare dalla fruttivendola.

Non conosco molte persone capaci di entusiasmarsi così tanto davanti a un bancone di frutta e verdura.

Ogni volta che andiamo si prepara come se fosse una festa, indossa il cappello tipo panama che gli ha regalato il nonno, si porta i soldi della paghetta per comprare le sue cose e il carrellino lo vuole portare lui, per aiutarmi dice. Quando arriviamo al negozio la signora sorride e mi dice: “Eccolo qui, lui è già grande!”

Parte poi a scegliere le cose che più lo attirano, lei gli spiega e lo consiglia sui prodotti migliori. Io li osservo, intervengo al bisogno, ma per lo più lo lascio fare.

Tornando verso casa mi chiede se possiamo andare tutti i giorni a comprare la frutta, perché a lui piace tantissimo. Io sorrido.

Mi sto entusiasmando anche io, perché sto ritrovando quell’atmosfera che era parte della mia infanzia, quando con mia nonna andavamo al mercato rionale a comprare cassette di pomodori San Marzano per fare la conserva.

Quando passavamo i pomeriggi a pulire fagiolini, piselli e fagioli freschi, e si faceva merenda con la panzanella.

Sto riscoprendo il piacere di fare le cose con calma, a godermi il momento, a soffermarmi a guardare il paesaggio mentre torno a casa.

È una bella sensazione, sapere di essere ancora capace di stupirmi di fronte a un albero in fiore, a un tramonto, ad una luna piena particolarmente suggestiva. Scoprire di riuscire ancora a guardare le cose con la curiosità dei bambini.

La primavera sta arrivando, con tutti i suoi colori, e i miei occhi fanno il pieno di bellezza.

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Pancakes della domenica

“Le giornate dovrebbero iniziare con un abbraccio, un bacio, una carezza e un caffè.
Perché la colazione deve essere abbondante.”

Charles M. Schulz, Peanuts

La colazione è sacra a casa mia.

La sera prima apparecchio e preparo la moka per il caffè. Al mattino, mi sveglio poco prima di tutti e preparo, a seconda dei giorni, toast o uova alla coque, spremute, caffellatte, pane e marmellata o yogurt.

Insomma ci piace fare colazione con calma, a tavola tutti insieme, con coccole annesse al piccolo di casa che, al mattino, ha bisogno di almeno mezz’ora di abbracci e sbaciucchiamenti prima di carburare.

La domenica, di solito, è il giorno dei pancakes.

A noi piacciono perché sono semplici da preparare, versatili e si possono accompagnare con il classico sciroppo d’acero, oppure con la frutta, il miele, o farcire con creme spalmabili o marmellata.

Io stamattina ho optato per burro d’arachidi e marmellata di arance e zucca fatta in casa.

Se volete prepararli anche voi, vi suggerisco questa ricetta: https://www.inmouveritas.it/2016/02/pancakes-alla-vaniglia.html

Il risultato sarà un successo garantito.

Buona domenica

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Happy Father’s Day

“Non riesco a pensare ad alcun bisogno dell’infanzia altrettanto forte quanto il bisogno della protezione di un padre.”

Sigmund Freud

Un bisogno che rimane anche in età adulta se ci sono stati portati via troppo presto (ma quando è il momento giusto per lasciare andare un genitore?) e anche quando i padri invecchiano e i ruoli si invertono.

Stamattina presto mio figlio è arrivato in cucina con tutti i suoi lavoretti per il papà, una poesia, due letterine, due segnalibri. Tutti fatti da lui nei ritagli di tempo dalla didattica a distanza. Oggi, alla lezione online di italiano, gli hanno fatto scrivere una poesia e stasera, per fare festa, abbiamo ordinato sushi.

Amo che guardi suo padre con occhi sognanti, è il suo eroe.

Amo questi momenti fatti di carezze e di piccoli, semplici gesti.

Si creano ricordi.

Auguri a tutti i papà del mondo.

E al mio lassù, auguri ancor di più…

“Credo che si diventi quel che nostro padre ci ha insegnato nei tempi morti, mentre non si preoccupava di educarci. Ci si forma su scarti di saggezza.”

Il Pendolo di Foucault – Umberto Eco

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La cura del tempo

Quando un uccello è vivo, mangia le formiche. Quando l’uccello e morto, le formiche mangiano l’uccello.

Non sottostimare o ferire nessuno nella vita. Puoi essere potente oggi, ma ricorda: Il tempo è più potente di te!

Un albero serve a creare un milione di fiammiferi. Ma basta un solo fiammifero per bruciare milioni di alberi.

Perciò sii buono e fai cose buone.

(dal web)

Ho constatato personalmente quanta verità ci sia in queste parole. Quando ero molto giovane e inesperta, e non conoscevo nemmeno marginalmente la filosofia buddista, la chiamavo semplicemente “la cura del tempo”, molto prima che Nicolò Fabi ci scrivesse una canzone.

Poi arrivò l’incontro con il sangha, la meditazione vipassana, la conoscenza del Dharma, del Karma, le quattro nobili verità, il praticare gentilezza, lo yoga, e con essi la consapevolezza.

Negli anni, mi sono persa molte volte, sopraffatta dagli impegni quotidiani, dalla stanchezza, dall’incostanza di praticare con la scusa di non avere mai tempo.

Ogni tanto riprovavo per poi cedere di nuovo ai ritmi incessanti del quotidiano.

Perdendo di vista la cosa più importante, me stessa.

Poi è arrivato il covid, e con esso un lutto, un cambio di ufficio, il lockdown, le mascherine, lo smart working, la DAD…

Il tempo sembrava immobile, ma in questa apparente immobilità ho sentito piano piano cambiare qualcosa, qualche ingranaggio si è inceppato.

Quest’ultimo anno ha tolto tanto a tanti, ma io sono una che guarda sempre il bicchiere mezzo pieno e che vede sempre un’opportunità nei cambiamenti. Stavolta, però, ho dovuto lottare con me stessa per non essere sopraffatta dall’infinita tristezza di questa situazione e non sempre ci sono riuscita. Spesso le lacrime sono uscite senza che nemmeno me ne rendessi conto.

Ma, come sempre, il tempo cura.

Ritorno sui miei passi.

Guardo indietro per andare avanti.

Ho di nuovo voglia di scrivere.

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NON NECESSARIAMENTE

Non necessariamente devi fornire spiegazioni a chi non ha capito.

Puoi agire e tacere le tue ragioni.

Non necessariamente devi restare nei posti dove i tuoi fiori appassiscono.

Non esiste un solo giardino e tu sei fatta per ergerti al sole migliore.

Non necessariamente devi accontentarti della compagnia di chiunque.

La solitudine non è una punizione se la scegli per la tua pace.

Non necessariamente devi raccogliere ogni provocazione.

Non tutto merita la tua attenzione e il tuo tempo.

Non necessariamente devi mantenere fede a promesse antiche.

Le promesse vanno nutrite ogni giorno e l’universo benedice chi riconosce la fine e lascia andare.

Non necessariamente devi essere la casa stabile di ogni emozione.

Puoi lasciarti attraversare.

Non necessariamente devi confermare le aspettative altrui.

Puoi restare imprevedibile

e libera

e grata.

𝑀𝑎𝑛𝑢𝑒𝑙𝑎 𝑇𝑜𝑡𝑜

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La gabbianella e il bambino

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L’amore secondo Pastrugno

– Mi sto per sposare.

– Eh, e con chi?

– Con Sara, la mia fidanzata!

– Ah, va bene, ma quando sarete un po’ più grandi immagino.

– No, adesso che siamo bambini è meglio.

– Perché?

– Perché i bambini ci mettono il cuore.

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Al supermercato

– Pastrugno, cosa ci facciamo per pranzo? Ti va prosciutto e melone? Una cosa fresca…
– Mmmmhh, ho un idea, aspetta qui!
– Vabbè…
Torna con in mano una confezione di salsicce.
– Ecco, ci facciamo il riso con le salsicce.
– Con questo caldo? Ma non era meglio una caprese?
– Non ti preoccupare mamma, ci penso io.
– Ok ma ci mettiamo anche lo zafferano.
– Va bene!

E niente.

risotto

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Flash back

Scuola materna, avrò avuto 4 anni. Ricordo un inverno coi geloni ai piedi e me costretta a portare delle orrende ciabatte a calzino (antenate degli antiscivolo) perché le scarpe mi facevano male. Ricordo i girotondi in giardino, la caccia alle lucertole e ai ragnetti rossi e l’allevamento di lumache. I funerali agli uccellini caduti troppo presto dal nido. Raccogliere pinoli d’estate schiacciarli con un sasso e mangiarli sulle scale della scuola. Le ginocchia perennemente sbucciate.
Un fidanzato geloso che non voleva che giocassi con altri bambini.
Il bidello burbero con un occhio solo.
Le volte che la maestra mi ha portata a casa sua perché i miei avevano fatto tardi.
L’odore della mensa.
Mangiare fiori di un albero in primavera.
L’odore del natale… E prima ancora, ricordo la tata del nido che mi cambia il pannolino, mia madre che mi viene a prendere. Mia nonna alla guida della sua 128 che fa l’imitazione di papà al volante e me e mio fratello che ridiamo come matti. Zorro, il primo cane di nonna. Quando andavamo a trovare la mia bisnonna in casa di cura le compravamo il gelato nelle coppette e lo facevamo ammorbidire prima di darglielo. Lei senza vita sul letto con le spalle tanto curve da non riuscire a toccare il cuscino con la testa. Mi chiamava Vivì… Uno zio che viveva in Sud Africa che ci viene a trovare. Un cavalluccio marino trovato a Silvi Marina mentre cercavo di pescare delle vongole. Le partite a “tira in porta” con mio fratello in mezzo al corridoio, e le porte da colpire erano quella di casa e quella dello sgabuzzino. Papà che canta pezzi di Frank Sinatra la domenica mattina.

Oggi mi hanno chiesto se ricordavo qualcosa di quando ero molto piccola… Potrei andare avanti all’infinito.

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